FONDAZIONE VALMONT – VENEZIA

Le Mani di Lorenzo Quinn

In copertina: Le Mani. Lorenzo Quinn torna alla Biennale di Venezia del 2019, seppur fuori dal circuito istituzionale, con un’installazione monumentale, ancora una volta per lanciare un messaggio destinato al mondo, per un futuro migliore.

Il 2019 è l’anno in cui cade la Biennale di Venezia. Nata come Società di Cultura nel 1895 con l’organizzazione della prima Esposizione Biennale al mondo, al fine di stimolare l’attività artistica e il mercato dell’arte nella città di Venezia e nell’unificato Stato italiano, ha tuttora il fine di promuovere le nuove tendenze artistiche ed organizza manifestazioni internazionali nelle arti contemporanee.

E in quale città la Fondazione Valmont “poteva materializzarsi” se non a Venezia … città d’arte? Non c’è solo un “legame intimo  e personale”  di Didier Guillon con questa città, ma una sua profonda relazione con l’arte che è un’eredità, nella famiglia Guillon. Degno erede di una grande casata di collezionisti d’arte, esteti e mecenati, Didier Guillon, presidente della Fondation Valmont, quarto pilastro del gruppo Valmont, continua una tradizione tipicamente familiare.

Le sue origini risalgono a Charles Sedelmeyer, padre della bisnonna e famoso commerciante d’arte nella Parigi della fine del XIX secolo e dell’inizio del XX secolo. Un’altra figura artistica della famiglia Guillon è Stanislas Lami, bisnonno di Didier Guillon e scultore. Immerso in questo universo dove regnano il gusto della rarità e della bellezza, Didier Guillon ha sviluppato rapidamente una grande passione per l’arte. La sua sensibilità artistica si è nutrita e perfezionata nelle visite delle gallerie d’arte, degli atelier di artisti e delle mostre che ha frequentato fin dall’infanzia insieme al nonno. Una passione simile a un fil rouge, che Didier trasmette oggi ai suoi tre figli, Capucine, Maxence e Valentine.

Scrigno prezioso per le mostre della Fondation Valmont, il Palazzo Bonvicini è stato per secoli proprietà della famiglia che porta lo stesso nome. L’illustre famiglia Bonvicini, originaria di Brescia, ha avuto una posizione di spicco nella nobiltà veneziana dal XVII al XVIII secolo e ha fatto parte del club molto chiuso delle Case  Nuovissime”, le famiglie più influenti della laguna veneta.

Autentico palazzo veneziano in puro stile rinascimentale del XVI secolo, il Palazzo Bonvicini  è stato un “coup de coeur”  e mostra tutta la sua raffinatezza: le modanature cesellate che ornano le pareti ed i soffitti sottolineano la bellezza degli affreschi luminosi, i pavimenti hanno mosaici lussureggianti e, qui e là, si ritrovano i bellissimi lampadari in vetro di Murano, in un vibrante omaggio all’artigianato della laguna,  che accoglierà ogni anno le mostre della Fondation Valmont, in occasione della Biennale d’Arte Moderna e di Architettura. Da scoprire al più presto…

L’11 maggio 2019, la Fondation Valmont ha aperto le porte del Palazzo Bonvicini con la mostra “Hansel & Gretel – White Traces In Search of Your Self” con le opere di Didier Guillon, Isao and Silvano Rubino. Venezia, città dell’arte  e della bellezza senza tempo, diventa così il luogo ideale per questa fase importante dell’espansione delle attività della Fondation Valmont. I notevoli investimenti realizzati per il restauro del Palazzo Bonvicini, hanno consentito la rinascita di questo magnifico edificio che diventa uno spazio per accogliere, nei prossimi anni, i progetti d’arte moderna e di design della Fondazione.

“Hansel & Gretel – Tracce bianche alla ricerca del proprio sé”, è una mostra che assume le forme di un viaggio simbolico attraverso le affascinanti sale di Palazzo Bonvicini, nel cuore di Venezia. I tre artisti, Isao, Didier Guillon e Silvano Rubino, partono dai loro ricordi personali, per poi dare spazio alla creatività con installazioni che guidano i visitatori attraverso i passaggi della storia della fiaba omonima: la casa, la foresta, la trappola, il ritorno. Infine, tracciano una visione del futuro che si apre quando l’inizio e la fine chiudono il cerchio.

Nella foresta delle ombre misteriose dove anime bianche e smarrite mormorano le loro gioie e i loro dolori.” Didier Guillon

“Dal dolce al teschio. Dallo zucchero alle ceneri. Dall’alba alla morte. Dal bianco al bianco” Isao

“L’ombra inghiotte la luce. Percorsi insidiosi e tortuosi oscurano la via, fino al punto di scoprire un luogo dalla nuda essenza, e lì, proprio lì, arrivare a vedere una pioggia di luce che domina il tutto. Il bianco esplode negli occhi, illuminando burroni mai visti prima, che si aprono su mondi sconosciuti, ma non improbabili. Bianco nel bianco. Luce nella luce.” Silvano Rubino

Il cambiamento è la chiave per “cambiare il futuro”. Luce e oscurità seguono il viaggiatore, che inciampa sulle radici dei suoi ricordi. La strada era tortuosa, ma il bosco è finito. Il ritorno arriva solo dopo essersi persi. Il futuro si apre quando possiamo guardare al passato con occhi nuovi, non più obbligati a ripeterlo. La casa è quella che hai lasciato tanto tempo fa, ma ora sembra diversa.

Come potrei chiudere questa bella narrazione che si snoda in “antiche stanze”? Con una frase che nel tempo,  apparentemente ha perso la sua connotazione, ma così calzante a questa mostra … ”La bellezza salverà il mondo” *

di Giovanna Cappuccio

da L’Idiota di Fëdor Dostoevskij

fondationvalmont.com

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